Corrispondenza Reading Wildlife #7 - Lindsey Drager
Intervista all'autrice di L'archivio dei finali alternativi e Perdute le figlie
L’archivio dei finali alternativi, pubblicato in Italia nel 2023 da Zona 42, è stato uno dei libri più sorprendenti comparsi negli ultimi anni nel panorama fantascientifico, grazie ai suoi temi attuali, alla struttura originale e… all’impaginazione audace. In questo romanzo di Lindsey Drager seguiamo le storie di diverse coppie di fratelli e sorelle – partendo da Hansel e Gretel per passare ai fratelli Grimm per finire con due sonde gemelle lanciate nello spazio – presentate a intervalli di 75 anni che corrispondono a ogni nuovo passaggio della cometa di Halley (anch’esso presente nella storia).
Nel romanzo successivo, pubblicato sempre da Zona 42, Perdute le figlie, ci vengono invece raccontate le storie di figlie disperse o decedute, da parte dei padri che hanno cercato di crescerle e proteggerle, e che si riuniscono per condividere le loro storie, in un sovrapporsi di piani narrativi che coinvolgono un futuro distopico e le figure storiche di Mary Shelley, Charlotte Brontë e Virginia Woolf.
I libri di Lindsey Drager sono imprevedibili, complessi e stratificati, per cui quando l’autrice è stata invitata i Italia per un breve booktour che ha toccato Firenze prima di vederla ospite dell’ultima edizione di Stranimondi, abbiamo colto l’occasione per intervistarla e chiederle di parlarci delle sue storie, delle sue idee e della sua scrittura.
L’intervista è stata editata per ragioni di lunghezza e chiarezza. Ringraziamo Zona 42 per aver invitato Lindsey Drager e la libreria Feltrinelli di via de’ Cerretani a Firenze per aver ospitato l’incontro con l’autrice moderato da Andrea.
L’archivio dei finali alternativi e Perdute le figlie sono due romanzi tra loro molto diversi, ma con dei punti in comune, come la potenza delle storie, il valore che una storia raccontata, ripetuta e diffusa può avere per le vite delle persone e per il mondo intero. Si tratta di un tema a te particolarmente caro?
C’è sempre qualcosa di meta in tutto quello che scrivo, e sono molto interessata alle forme di narrazione più “basse”, come le fiabe e il folklore. Mi piace l’idea di connettere questo livello della tradizione letteraria con le narrazioni più Letterarie, con la L maiuscola. Inoltre al giorno d’oggi, con l’avvento delle IA generative e in generale della vasta scelta di media diversi per raccontare storie, mi piace l’idea di fare qualcosa che possa essere fatto solo su carta o riferito oralmente, piuttosto di qualcosa di cinematografico. Voglio che le mie storie siano consapevoli della loro storiezza.
Nei tuoi libri non è solo la narrazione a portare avanti la storia, ma anche l’impaginazione e il layout del testo hanno un impatto e fanno parte del messaggio che viene veicolato. Questa “composizione” sulla pagina è un elemento a cui pensi prima di iniziare a scrivere, o emerge in corso d’opera?
La mia concezione del testo è influenzata dalla nozione di Ursula Le Guin che si può essere sovversivi senza danneggiare nessuno. Credo di applicare questo concetto non soltanto al contenuto dei miei libri, ma anche nel modo in cui presento le mie storie. Comunemente si pensa che le storie siano costituite dalla trama e dallə personaggə, ma per me la forma è altrettanto importante. In qualche modo io penso sempre alla forma, un po’ come Calvino e Borges, arrivo a una storia partendo da una domanda filosofica e poi la popolo di personaggə ed eventi che possono animare questa idea. E a quel punto cerco di sovvertire il più possibile il testo senza danneggiare la storia o il messaggio.
Da parte mia sono fortunata ad avere negli USA un piccolo editore non commerciale che mi permette di avanzare richieste ardite di impaginazione, un editore con un approccio diverso non mi avrebbe permesso di sperimentare così tanto. E lo stesso vale per il mio editore italiano!
In L’archivio dei finali alternativi seguiamo diversi passaggi della cometa di Halley nei pressi della Terra. Come sei arrivata a pensare di raccontare questa storia a partire dalla cometa?
Molte persone non hanno gradito questo meccanismo narrativo, hanno trovato una gimmick forzata legare la cometa di Halley alla fiaba di Hansel e Gretel. Per me però è venuto fuori in maniera molto naturale, non era nelle mie intenzioni quando ho iniziato a pensare alla storia, ma si è affermato strada facendo. Io volevo scrivere una storia di fratelli, ma non la solita storia di rivalità tra fratelli, volevo che fosse un rapporto di cura e amore reciproco. Allo stesso tempo avevo il proposito di scrivere di un’altra cometa, la prima cometa scoperta da una donna, e sarebbe stata una storia a proposito delle donne nelle STEM. Nelle mie ricerche mi sono imbattuta nella cometa di Halley e mi ha affascinato terribilmente il fatto che avesse calcolato che la cometa aveva un’orbita di 75 anni, ma che è morto prima che i suoi calcoli si rivelassero corretti. Ho realizzato che 75 anni è pressoché la durata di una vita, e ho trovato molto appropriato che emergesse questa idea che il narratore di una storia non la vedesse realizzata. Mi sono anche accorta che questo incremento di 75 anni faceva coincidere con epoche ed eventi molto interessanti, e da lì ho fatto combaciare questa idea con quella di una storia sui fratelli, a partire da Hansel e Gretel che sono un po’ i fratelli più canonici delle fiabe.
In questo libro si parte appunto da Hansel e Gretel, e seguiamo sia loro stessə che i fratelli Grimm che hanno raccolto la loro storia, tuttavia in contrapposizione alle tendenze editoriali del momento, non si può dire che si tratti di un retelling della fiaba. Come hai fatto a non cadere in questo filone, partendo dalle fiabe dei Grimm?
Credo che esista un modo di reimmaginare le storie senza semplicemente riproporne gli eventi e le dinamiche, se pensiamo qual è la domanda filosofica a cui rispondono. In Hansel e Gretel, per me la questione di base deriva dai tempi della Peste, in cui lə genitorə non erano capaci di nutrire lə loro figlə, e allora lə mandavano via, lə abbandonavano. Per me era affascinante pensare a cosa potesse spingere dellə genitorə ad abbandonare lə figlə, quale motivo terribile lə spingesse a fare una cosa del genere.
In Perdute le figlie il rapporto su cui si basa la narrazione è invece quello tra padri e figlie, ed è interessante notare come normalmente la dinamica più rappresentata tra un padre e la figlia femmina sia quella di possessione, di gelosia, di controllo, di padri che vogliono proteggere troppo le figlie al punto di opprimerle. Nel tuo libro invece tu vai nella direzione opposta, e mostri dei padri che cercano di lasciar andare le loro figlie. Era questo che volevi rappresentare?
Anche in questo caso la mia intenzione era quella di sovvertire senza danneggiare, e ho preso in considerazione le 31 funzioni di Propp: in molte di queste la relazione principale è quella tra il re e la principessa sua figlia, mentre ce ne sono meno su madri e figli maschi. Il lavoro di Propp è diventata la base su cui molte storie sono costruite e analizzate, e quindi in buona parte abbiamo assorbito questa prospettiva. Io volevo anche ragionare sulla mascolinità, e cosa significa essere un “buon padre” nel XXI secolo.
C’è anche una componente di esperienza personale, ho lavorato per molto tempo negli ambienti accademici e ho sempre percepito una forma di paternalismo da una parte, ma anche la concezione che una donna per fare carriera dovrebbe essere mascolina e aggressiva. Volevo esprimere questa strana dinamica relazione in cui ci si sente trattate come figlie, anche quando sei una donna di quarant’anni.
In Italia sei stata pubblicata da Zona 42, un editore che si occupa di fantascienza, ma i tuoi romanzo forse non si classificano in pieno in questo genere, anzi moltə lettorə più tradizionalə probabilmente non ti considererebbero all’interno della fantascienza. Tu ragioni in termini di etichette di genere per i tuoi libri, e a quale genere ritieni di appartenere?
Se devo etichettarmi in qualche modo penso a “speculative fiction”, che riassume al meglio l’intersezione tra sci-fi, horror e folklore, con una punta di narrativa storica. Detto questo, è molto difficile essere pubblicati quando scrivi libri molto, molto strani, per cui classificare in un genere specifico serve soprattutto per ragioni di marketing, per rivolgersi a un pubblico potenzialmente interessato al tuo libro. Mi rendo conto che alcunə lettorə di fantascienza potrebbero avere delle aspettative che i miei libri non soddisfano. Personalmente sono sempre stata interessata alla scienza, al modo in cui è possibile utilizzarla per dare forma alle storie, ed per questo per esempio che Perdute le figlie è strutturato in forma di nastro di Moebius, stavo letteralmente usando quella figura come base per progettare la narrazione. In L’archivio dei finali alternativi invece stavo pensando alle orbite, alle cose che ritornano periodicamente indipendentemente dal fatto che noi siamo qui a vederle o no, al fatto che le comete tornano e possiamo sapere quando, anche se non ci saremo più. Questo mio approccio potrebbe essere il punto di contatto che mi mette in comunicazione con lə lettorə di fantascienza, oltre al fatto che chi legge sci-fi è abituatə ad aspettarsi l’inaspettato, per cui anche le mie idee più sperimentali possono essere accolte e capite.
Sul canale telegram prosegue il calendario dell’avvento dedicato ai nostri libri preferiti di case editrici indipendenti, venite a prendere spunto per i regali!
La nuova collana Bur Weird
Rizzoli porta in libreria con una nuova veste grafica e copertine illustrate dallo psichedelico Elzo Durt una selezione di storie classiche del gotico, del soprannaturale, del fantastico più oscuro e del terrore più inspiegabile.
Bur Weird, con le sue storie in grado di turbare, inquietare e suscitare straniamento, è arrivata nelle librerie questo autunno con i primi quattro titoli della collana, a cui seguiranno nel corso del 2026 Il bacio di una morta di Carolina Invernizio, Wendigo e altri racconti eco-horror di Algernon Blackwood, La casa sull’abisso di William H. Hodgson e Nel nero abisso della follia. Una selezione di racconti di Ernst T. Hoffman.
Ilaria Matteoni - La terra tersa, effequ
L’ultima proposta di narrativa del 2025 della casa editrice effequ è una storia di sopravvivenza dopo il collasso della società, che dipinge un mondo postapocalittico attraverso il ritmo delle parole della protagonista, donna anziana che racconta alle pagine del suo diario il vuoto e le rovine che la circondano alla fine di tutto, nell’anno 2078.
Giorno dopo giorno annota visioni, perdite, piccoli gesti domestici e grandi assenze. L’eco delle figlie, della sorella, della madre: dei vivi e dei morti, popola il silenzio di una Terra che non ha più testimoni. In questo spazio abbandonato, la parola diventa gesto di custodia, strumento di cura, testamento e reinvenzione. La sua lingua affiora dagli scarti del mondo che abita: è poetica, ma corrosa; calda, ma stanca; densa come ciò che è rimasto.
Keanu Reeves, China Miéville - Il libro dell’altrove, Minimum Fax
Arriva finalmente anche in Italia, tradotto da Assunta Martinese, il romanzo scritto a quattro mani dall’attore di Matrix e Johnny Mnemonic e l’autore di Perdido Street Station e La città e la città. Protagonista della storia è Unute, immortale guerriero, inseguito da un altrettanto immortale cinghiale che da secoli gli dà la caccia per ucciderlo.
Contaminando con note mitologiche e metafisiche la tradizione dei grandi «immortali» dell’immaginario fantastico e cyberpunk,
Miéville e Reeves intraprendono un viaggio alla ricerca di risposte non banali a domande non semplici come








